venerdì 12 aprile 2019

Coilguns- Millennials


Coilguns- Millennials
(Hummus Records, 2018)


Dopo aver assistito dal vivo alla pazzia selvaggia di questi svizzeri, non pensavo che questa potesse uscire anche dalle casse dello stereo di casa, esclusivamente attraverso la loro musica. Perché a casa non c’è Louis Jucker che ti salta addosso, tra un ballo scoordinato e l’altro, urlandoti in faccia e rotolandosi tarantolato per terra. Né Donatien Thiévent che balla come se si trovasse ad un rave, strafatto, mentre inserisce sintetizzatori e urla nel muro di distorsione eretto dalla chitarra a otto corde di Jona Nido. Eppure, anche senza l’impeto fisico del concerto, la musica della band esplode dalle casse con una pressione impressionante, sbalzando il divano fuori dalla finestra e facendomi saltare in cima all’armadio insieme ai gatti di casa. La chitarra possiede una profondità e una rotondità mostruose, senza che questo appesantisca le architetture agili ed elastiche costruite dalla batteria di Luc Hess, né tantomeno ammorbidisca i contrasti tra le dissonanze laceranti. Tre membri su quattro (Jucker, Nido, Hess) hanno fatto parte dei The Ocean nel periodo Heliocentric / Anthropocentric, ma del post metal progressivo del collettivo non c’è traccia alcuna tra le schegge impazzite di Millennials. Qui volano pezzi di ferro arrugginito, vetro e cemento, come ai tempi delle esplosioni dei Breach e dei Botch. Non c’è memoria di edifici solidi, grandiosi, ricchi di abbellimenti barocchi e profondità spirituale. Il nuovo millennio è collassato.
[R.T.]
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Coilguns- Millennials
(Hummus Records, 2018)


Having attended the wild madness of these Swiss live on stage, I didn't think that this could even come out of the speakers of the home stereo, exclusively through their music. Because at home there is no Louis Jucker jumping upon you, between one uncoordinated dance and another, shouting at you in the face and rolling around as tarantulated on the ground. Nor Donatien Thiévent dancing as if he were at a rave party, totally stoned, inserting synthesizers and screaming in the distortion wall erected by Jona Nido's eight-string guitar. Yet, even without the physical impetus of the concert, the band's music explodes from the speakers with an impressive pressure, knocking the sofa out of the window and making me jump to the top of the wardrobe together with the house cats. The guitar has got a monstrous depth and roundness, without this weighing down the agile and elastic architectures built by Luc Hess's drums, nor softening the contrasts between the lacerating dissonances. Three members out of four (Jucker, Nido, Hess) were part of The Ocean in the Heliocentric / Anthropocentric period, but of the progressive post-metal collective there is no trace among the crazy chips of Millennials. Here pieces of rusted iron, glass and cement fly everywhere as in the days of Breach and Botch explosions. There is no memory of solid, magnificent buildings, rich in baroque embellishments and spiritual depth. The new millennium has collapsed.
[R.T.]

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