mercoledì 27 maggio 2020

Caluvia - Insane


Caluvia - Insane
(Taxi Driver, 2020)

C’è una strada nel cuore della Toscana che collega lo stoner rock dei Caluvia a quello dei Mr Bison. Una strada che attraversa le colline, per poi arrivare fino al mare. Se la musica dei Mr Bison risuona alla fine di quella strada, dove la sabbia si tuffa in acqua, quella dei Caluvia ha vita all’estremo opposto, immersa nell’entroterra. Ma il percorso è lo stesso. Un itinerario che, più che attraversare fisicamente i luoghi più caratteristici della Toscana, è un percorso mentale che incontra il groove dei Clutch, le sciamaniche meditazioni dei Kyuss e le ombre scure dei Soundgarden. Se i Mr Bison possiedono la fluidità del mare, i Caluvia sono una roccia che si sgretola in nubi di polvere. Robusti e compatti, ma mai rigidi, i Caluvia suonano uno stoner rock strabordante di energia, fatto di riff pesanti ma elastici, e di melodie sempre coinvolgenti, al quale manca solo qualche granello di sporcizia nell’esecuzione vocale. Uno stoner rock che si conferma pienamente a suo agio tra le strade della Toscana.
[R.T.]

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Caluvia - Insane
(Taxi Driver, 2020)

There is a road in the heart of Tuscany that connects Caluvia's stoner rock to Mr Bison's one. A road that crosses the hills and then reaches the sea. If Mr Bison's music resounds at the end of that road, where the sand plunges into the water, Caluvia's one lives on the opposite end, immersed in the hinterland. Yet the path is the same. An itinerary that, more than physically going through the most characteristic places of Tuscany, is a mental path that meets Clutch groove, Kyuss shamanic meditations and Soundgarden dark shadows. If Mr Bison got the fluidity of sea, Caluvia are a rock that crumbles into clouds of dust. Sturdy and compact, but never stiff, Caluvia play a stoner rock overflowing with energy, made of heavy but elastic riffs, and always involving melodies, which is only missing a few grains of dirt in the vocals. A stoner rock which fully confirms himself at ease on the streets of Tuscany.
[R.T.]

venerdì 22 maggio 2020

Marnero – 22.02.2020 – Newroz (Pisa)


Marnero – 22.02.2020 – Newroz (Pisa)

L’ultimo concerto. Siamo ad un passo dal naufragio ma non lo sappiamo ancora. Le prime avvisaglie di tempesta all’orizzonte non ci fermano. Amici, risate, abbracci, tutto scorre nella direzione della (contro)corrente, in uno dei luoghi simbolo della (contro)cultura cittadina. Sembra di essere tornati indietro di 20 anni, invece siamo sull’orlo del futuro. Da domani niente sarà più come prima. Siamo sempre stati parte della ciurma del disastro, ma da domani, portare il fuoco sotto il diluvio sarà un’impresa ancor più indispensabile. Perché ogni catastrofe genera nuovi egoismi, e squali pronti ad approfittarne. “Malgrado tutto resistiamo in ogni città riconquistando il Tempo nel punto dove accadono le cose, non prima, non dopo. Non prima, non dopo”. E poco importa che il concerto dei Marnero stasera sia un mezzo disastro (i suoni soffocati, la voce a coprire tutto), anzi, è proprio tra le macerie della loro musica sull’orlo del collasso che le parole di JD Raudo risuonano come una scialuppa di salvataggio per quello che avverrà. “Questo è l’unico mondo possibile, e in questo mondo dobbiamo vivere in un altro modo, insieme, io, noi, loro. E noi siamo loro”.
[R.T.]
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Marnero – 02.22.2020 – Newroz (Pisa)

The last concert. We are one step away from the shipwreck but we don't know it yet. The first signs of a storm on the horizon do not stop us. Friends, laughter, hugs, everything flows in the direction of the (counter)current, in one of the symbolic places of the city (counter)culture. It seems to have gone back 20 years, instead we are on the verge of future. From tomorrow on nothing will be as before. We have always been part of the disaster crew, but starting tomorrow, bringing the fire under the flood will be an even more indispensable undertaking. Because every catastrophe generates new selfishness, and sharks ready to take advantage of it. “Despite everything, we resist in every city by regaining Time at the point where things happen, not before, not after. Not before, not after." And it doesn't matter that Marnero concert tonight is a half disaster (the muffled sounds, the voice covering everything), indeed, it is precisely in the rubble of their music on the verge of collapse that JD Raudo's words resonate like a lifeboat for what is going to happen. "This is the only possible world, and in this world we have to live in another way, together, me, us, them. And we are them."
[R.T.]

martedì 19 maggio 2020

Duel – 21.02.2020 – Cafè Albatross (Pisa)


Duel – 21.02.2020 – Cafè Albatross (Pisa)

In un momento storico in cui dobbiamo accontentarci di eventi in streaming ascoltati con il culo sul divano per avere un’esperienza condivisa tra band e pubblico, suona non soltanto nostalgico, ma anche romantico ricordare un concerto vero e proprio. Un concerto che in sé di romantico non pretendeva di avere nulla. Sudore, birra e distorsioni valvolari, in una stanza microscopica sovraffollata di facce amiche. Aspetti che sono parte integrante dell’esperienza live e che, da lì a poco, saremmo stati costretti a non poter rivivere, ma che sono indispensabili per veicolare tutta l’energia di una band rock, in particolare dei Duel. Una band che quella sera di fine febbraio ha regalato uno dei suoi migliori concerti, tra i tanti ai quali ho assistito. Con i pezzi dell’ultimo disco, Valley of Shadows, perfettamente integrati con i vecchi brani, e in grado di aggiungere un pizzico di melodia al groove dei loro riff sabbiosi. Nella serata in cui l’Italia iniziava a rendersi conto del pericolo Coronavirus, ma ancora era ignara degli stravolgimenti che questo avrebbe comportato nei nostri rapporti sociali, un evento di pura energia condivisa come il concerto dei Duel è un ricordo di romanticismo resistente. Condividere l’energia di un concerto significa restituire, da ascoltatori, ciò che la musica ci ha dato, sostenendo oggi più di prima tutte le realtà underground (band, etichette, locali, festival, agenzie di booking, negozi di dischi…) che usciranno da questo disastro con le ossa rotte. Questa è l’unica via per far scorrere nuovamente l’energia fuori dagli amplificatori.
[R.T.]
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Duel – 02.21.2020 – Cafè Albatross (Pisa)

In a historical moment in which we have to settle for streaming events listened to with our ass on the sofa to have a shared experience between band and audience, it sounds not only nostalgic but also romantic to remember a real concert. A concert that in itself did not claim to have anything romantic  Sweat, beer and tube distortions, in a microscopic room overcrowded with friendly faces. Aspects that are an integral part of the live experience and that, shortly thereafter, we would have been forced not to be able to re-experience, but which are essential to convey all the energy of a rock band, especially of a band like Duel. And that evening in late February they played one of their best concerts among the many I attended. With the songs of the latest album, Valley of Shadows, perfectly integrated with the old ones, and able to add a touch of melody to the groove of their sandy riffs. In the evening when Italy began to realize the Coronavirus danger, but still was unaware of the upheavals that this would have entailed in our social relationships, an event of pure shared energy such as Duel's concert is a memory of resistant romance. Sharing the energy of a concert means giving back, as listeners, what music has given us, supporting today more than ever all underground realities (bands, labels, clubs, festivals, booking agencies, record shops...) that will come out of this disaster with broken bones. This is the only way to let the energy flow out of the amplifiers again.
[R.T.]

sabato 16 maggio 2020

A Gozerian Night [Tons + Burning Gloom + Dogs for Breakfast + Carmona Retusa + Danse Macabre] – 25.01.2020 – Spazio211 (Torino)


A Gozerian Night [Tons + Burning Gloom + Dogs for Breakfast + Carmona Retusa + Danse Macabre] – 25.01.2020 – Spazio211 (Torino)

Gozer è un pò lo Cthulhu dei ragazzini nerd degli anni '80. Il demone dei Ghostbusters, rimasto nell’immaginario collettivo per la sua materializzazione sotto forma di pupazzone vestito da marinaio, è il simbolo perfetto per rappresentare questa serata torinese, a metà tra heavy metal gigantesco e godzilliano, e stoner rock con occhi arrossati e risate convulse, voluta caricatura della musica heavy.

Entro nello Spazio211 sulle prime bordate del duo (chitarra e batteria) Danse Macabre. Con riff grassi e sanguinolenti come quelli degli Entombed del periodo death n’ roll, ma con qualche concessione post metal melodica, sono un’adeguata prima evocazione dello spirito maligno, anche se ancora un po’ acerba.

Mi perdo i Noise Trail Immersion per mangiarmi un hamburger nell’ampio giardino del locale, e quando rientro l’atmosfera è completamente cambiata. I Carmona Retusa sono infatti una noise band che sembra uscita dagli anni '90 cuneesi. Ma a differenza dello spirito poetico dei Marlene Kuntz, la band torinese possiede un nervosismo tipicamente americano. I riff si scheggiano in feedback e dissonanze, i ritmi sono ossessivi (solo a tratti eccessivamente ripetitivi), mentre la voce, abrasiva, declama versi in italiano con il tipico incedere del rock alternativo tricolore. Una scoperta assolutamente esaltante per ogni appassionato delle sonorità Amphetamine Reptile come me.

Dalle riflessioni intellettuali dei Carmona Retusa alla forza bruta dei Dogs for Breakfast il salto sembra avvenire attraverso un portale interdimensionale. Ma è bellissimo farsi sbalzare in quest’altro universo, soprattutto perché l’energia attrattiva è così potente che sembra di essere risucchiati da una trappola acchiappafantasmi. I Dogs for Breakfast sono una calamita che ti sbalza sotto il palco, nel pogo, tra macigni di riff, veri e propri asteroidi stoner/sludge in stile High on Fire. Straordinari, band della serata!

I Burning Gloom raffreddano i muscoli, ma infiammano ancor di più il cuore. Il loro hard rock alternativo, con sfumature settantiane, pesantezza doom e rotondità stoner, è reso particolarmente passionale dall’incredibile voce di Laura Mancini, tanto potente, versatile e tecnicamente impeccabile, quanto personale. Le atmosfere da occult rock più che rifarsi esclusivamente a sonorità del passato (come nella stragrande maggioranza delle band del genere), attraversano la linea del tempo pescando anche nel rock alternativo degli anni '90 e nello sludge del nuovo millennio, senza mai perdere di vista il calore emotivo della melodia.

Gozer in versione “omino Michelin” si presenta a noi sotto forma dei Tons. Il gigantesco sludge della band torinese appare nella sua nebbiosa e umida città come un enorme King Kong strafatto, che si muove al rallentatore abbattendo tutto ciò che incontra. Lampi psichedelici come flussi verdastri sparati da zaini protonici, alternati a mazzate di riff ultragonfi. Le urla di Weed Mason sono la voce del demonio, ovviamente sotto l’effetto di qualche sostanza, che si insinua tra le crepe del muro di distorsione eretto dalla band, come tentacoli di una creatura ideata da Lovecraft.

Con il magma sonoro dei Tons (che con Abbath’s Psychedelic Breakfast vincono il premio “miglior titolo di sempre”) si conclude questa serata/evento capace di riunire (in uno dei pochi storici locali alternativi italiani rimasti) molte variegate e valide band tutte italiane, accomunate dalla passione per suoni pesanti, riff serrati e melodie non convenzionali. Un mix perfetto e riuscito, che ha infatti richiamato e accolto un pubblico davvero numeroso e di appassionati.
[R.T.]

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A Gozerian Night [Tons + Burning Gloom + Dogs for Breakfast + Carmona Retusa + Danse Macabre] – 01.25.2020 – Spazio211 (Torino)

Gozer is in some way the Cthulhu of 80s nerdy kids. The Ghostbusters demon, alive in the collective imagination for its materialization as an enormous puppet dressed as a sailor, is the perfect symbol of this Turinese evening, halfway between gigantic and Godzillian heavy metal, and stoner rock with red eyes and convulsive laughter, done on purpose caricature of heavy music.

I enter Spazio211 on the first strokes of the duo (guitar and drums) Danse Macabre. With fat and bloody riffs like those of the Entombed of the death n 'roll period, yet with some post metal melodic concessions, they are an adequate first evocation of the evil spirit, even if still a little bit immature.

I miss Noise Trail Immersion to eat a hamburger in the large garden of the venue, and when I come back inside the atmosphere has completely changed. Indeed Carmona Retusa are a noise band that seems to come out of 90s Cuneo. But unlike the poetic spirit of Marlene Kuntz, the Turinese band has a typically American nervousness. Riffs splinter in feedbacks and dissonances, rhythms are obsessive (only at times excessively repetitive), while the abrasive voice declaims verses in Italian with the typical gait of tricolour alternative rock. An absolutely exciting discovery for any Amphetamine Reptile's sounds enthusiast like me.

From Carmona Retusa intellectual reflections to Dogs for Breakfast brutal force, this leap seems to take place through an interdimensional portal. Yet it is great to be thrown into this other universe, especially because the attractive energy is so powerful that it seems to be sucked into a ghost catcher trap. Dogs for Breakfast are a magnet that throws you off the stage, in the moshpit, among boulders of riffs, real stoner/sludge asteroids in High on Fire style. Extraordinary, band of the evening!

Burning Gloom cool the muscles, but inflame the heart even more. Their alternative hard rock, with 70s hints, doom heaviness and stoner roundness, is made particularly passionate by Laura Mancini's incredible voice, as powerful, versatile and technically impeccable as it is personal. The occult rock atmospheres more than refer exclusively to sounds of the past (as in the vast majority of the bands of this genre) cross the timeline also fishing into 90s alternative rock and into the sludge of the new millennium, without ever losing sight of the emotional warmth of the melody.

Gozer in his "Michelin mascot" version intoroduces himself to us in the form of Tons. The gigantic sludge of the Turinese band appears in its misty moist city like a huge ultra-stoned King Kong, moving in slow motion, knocking down everything he finds along his path. Psychedelic flashes like greenish streams fired from protonic backpacks, alternating with blows of mastodontic riffs. Weed Mason's screams are the voice of the devil, obviously under the effect of some substance, insinuating between the cracks of the distortion wall erected by the band, like tentacles of a lovecraftian creature.

With the sonic magma created by Tons (who with Abbath's Psychedelic Breakfast win the "best title ever" award) comes to its conclusion this evening/event able to bring together (in one of the few surviving Italian historic alternative venues) many varied valid all Italian bands, united by the passion for heavy sounds, tight riffs and unconventional melodies. A perfect and successful mix, which has in fact attracted and welcomed a truly large audience of enthusiasts.
[R.T.]


domenica 10 maggio 2020

Monolord – No Comfort


Monolord – No Comfort
(Relapse, 2019)

I dischi dei Monolord sono come le puntate di Stranger Things. Se sei nerd e sei fissato con un certo tipo di immaginario non puoi non innamorartene. Se sei cresciuto negli anni '80 non puoi non divertirti come un matto di fronte alle avventure di Dustin e compagni, così come, se sei cresciuto ascoltando i Black Sabbath e tutto lo stoner doom degli anni '90/'00 non puoi non esaltarti con la musica del trio svedese. La retromania che porta i quarantenni a guardare Stranger Things è simile a quella dei barbuti metallari della stessa età di fronte ai riffoni ciccioni, ma elastici, di Thomas Jäger. Ma non c’è solo nostalgia in tutto questo. La centrifuga di citazioni e omaggi, tanto precisi, dettagliati e circostanziati da sembrare fredde costruzioni di un algoritmo (come le playlist di Spotify), nasconde in realtà una personalità autentica, ben radicata nel presente. E non solo perché questa rilettura postmoderna del passato è una caratteristica dell’oggi. Così come Ritorno al futuro guardava agli anni '50 con gli occhi di un adolescente degli anni '80 (che quegli anni non li aveva mai vissuti se non nei racconti dei genitori), così Stranger Things e, per continuare il parallelo, i Monolord si pongono l’obiettivo di introdurre i millennials in un mondo così distante dal loro quotidiano da risultare un vero e proprio universo parallelo. Questo grazie ad una sensibilità tipica del nuovo millennio: il ritmo narrativo per Stranger Things, l’immediatezza melodica per i Monolord. E’ proprio questo che li rende unici.  Il gusto melodico degli svedesi, che nel primo disco sotto Relapse raggiunge la completa maturità, è assolutamente inedito per il genere. La naturalezza compositiva con la quale si sviluppano le canzoni ricorda la facilità con la quale si esprimeva Kurt Cobain con la sua voce e gli Iron Maiden con i loro intrecci di chitarra. Mai Electric Wizard, Sleep o Cathedral erano arrivati – e neanche ci avevano provato - fino a questo punto. I Monolord hanno fatto ad un genere di nicchia ciò che Stranger Things ha fatto con la cultura di massa, raggiungendo con No Comfort la vetta della loro discografia.
[R.T.]
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Monolord – No Comfort
(Relapse, 2019)

Monolord records are like Stranger Things episodes. If you are a nerd and if you are obsessed with a certain kind of imagination, you cannot help but fall in love with it. If you grew up in the 80s you cannot but have fun like crazy watching Dustin & co adventures, as well as, if you grew up listening to Black Sabbath and all the 90s/00s stoner doom you cannot but be excited by the music of the Swedish trio. The retromania that makes 40-year-olds watch Stranger Things is similar to that of bearded metalheads of the same age listening to the fat, yet elastic, Thomas Jäger's riffs. But there is not only nostalgia in all this. The centrifuge of quotes and tributes, so precise, detailed and specific as to seem cold constructions of an algorithm (like Spotify playlists), actually hides an authentic personality, well rooted in the present. And not just because this postmodern rereading of the past is a characteristic of today. Just as Back to the future looked at the 50s through the eyes of an 80s teenager (who had never lived those years except in the stories of his parents), so Stranger Things and, to continue the parallel, Monolord set the goal of introducing millennials into a world so distant from their everyday life to be for them as a real parallel universe. All this thanks to a sensitivity typical of the new millennium: the narrative rhythm for Stranger Things, the melodic immediacy for Monolord. The melodic taste of the Swedes, which reaches full maturity in their first album under Relapse, is absolutely original for the genre. The compositional spontaneity with which the songs are developed recalls the ease with which Kurt Cobain expressed himself with his voice and Iron Maiden with their guitar weaves. Never before had Electric Wizard, Sleep or Cathedral made it to this point - and they hadn't even tried. Monolord have done to a niche genre what Stranger Things has done with mass culture, reaching the top of their discography with No Comfort.
[R.T.]

mercoledì 6 maggio 2020

Kadavar – For the Dead Travel Fast


Kadavar – For the Dead Travel Fast
(Nuclear Blast, 2019)

“Sul bordo di un precipizio terrificante… con una spaccatura profonda in cui vi è un abisso [con] fili d’argento, dove i fiumi si snodano in gole profonde”. Qui, dove la natura selvaggia ha la meglio sulla razionalità umana, si trova il castello al quale Bram Stoker si ispirò per ambientare la storia del suo conte sanguinario. E proprio quel castello, che incombe inquietante sulla copertina del quinto album dei Kadavar, è il luogo in cui la musica della band tedesca si manifesta. Tra quelle mura, e nella mente di chi le abita, aleggia una densa nebbia e danzano i demoni. Distorcendo la percezione come mai fatto prima, i Kadavar creano la loro personale visione del dark sound che in questi anni ha affascinato tante band dedite alla riscoperta del rock anni '70. Ma a differenza di altri che avevano intrapreso questo sentiero prima di loro, il viaggio dei Kadavar verso il lato oscuro non è un’orgiastica messa nera di matrice prog o una spaventosa discesa nelle catacombe del doom, bensì una spirale psichedelica che entra nella mente del malvagio. Una mente assetata di lussuria, ma al tempo stesso romantica, imprigionata negli angoli più bui della notte. Al di là della nebbia che dilata il tempo, oltre l’ultima porta che si trova in fondo al più lungo dei corridoi, i Kadavar nascondono ancora il loro cuore rock, caratterizzato da melodie epiche e riff trascinanti, che in certi momenti si colorano di doom sepolcrale. Ma ciò che rende For the Dead Travel Fast un disco unico, e non solo nella discografia del trio berlinese, è quel senso di mistero, inquietudine e malinconia che si prova cercando di osservare cosa si cela al di là della notte.
[R.T.]
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Kadavar – For the Dead Travel Fast
(Nuclear Blast, 2019)

"On the edge of a terrifying precipice ... with a deep rift in which there is an abyss [with] silver threads, where rivers wind their way through deep gorges." Here, where wild nature prevails over human rationality, there is the castle which inspired Bram Stoker for the set of the story of his bloodthirsty count. And precisely that castle, looming disturbingly on the cover of Kadavar fifth album, is the place where the music of the German band manifests itself. Within those walls, and in the minds of those who live there, a dense fog hovers and demons dance. By distorting perception like never before, Kadavar create their own vision of the dark sound that in recent years has fascinated many bands dedicated to the rediscovery of 70s rock. But unlike others who had taken this path before them, Kadavar's journey to the dark side is not an orgy black mass of prog matrix or a frightening descent into the doom catacombs, yet a psychedelic spiral that enters the mind of the evil. A mind thirsty for lust, but at the same time romantic, imprisoned in the darkest corners of the night. Beyond the fog that expands time, beyond the last door that is at the bottom of the longest of the corridors, Kadavar still hide their rock heart, characterized by epic melodies and enthralling riffs, which at times are colored with sepulchral doom. But what makes For the Dead Travel Fast a unique album, and not only in the discography of the Berlin trio, is that sense of mystery, restlessness and melancholy that is felt trying to observe what is hidden beyond the night.
[R.T.]