lunedì 17 febbraio 2020

Waste of Space Orchestra – Syntheosis


Waste of Space Orchestra – Syntheosis
(Svart Records, 2019)

Il Roadburn è una religione, lo 013 la sua chiesa. In questo tempio della psichedelia nera, il 19 Aprile 2018 dieci musicisti finlandesi sono stati i sacerdoti di una liturgia. Come tutti gli altri presenti, anche io ero all’oscuro di cosa sarebbe scaturito dalla collaborazione tra Oranssi Pazuzu e Dark Buddha Rising, concepita appositamente per questo festival. Mi sono seduto, in religioso silenzio, ho aperto la mente e ho fatto in modo che la musica cosmica dei dieci vi entrasse, per farne ciò che voleva. L’esperienza della quale sono stato parte è irriproducibile attraverso l’ascolto di quella musica su disco. Ma Syntheosis non poteva non vedere la luce. Anche se, come un’immagine riflessa in un corridoio di specchi, l’energia sprigionata dai dieci era moltiplicata dalla collettività presente quella sera in quella sala, l’ascolto in solitaria è un processo di teosi al quale chiunque non abbia paura della propria trasformazione dovrebbe sottoporsi. La metamorfosi indotta dal vortice sonoro è tangibile. Melodie ondeggianti al di là dei confini della dissonanza, così come tempeste cosmiche alternate a momenti di bonaccia atmosferica, spalancano le porte della percezione e rendono i confini tra Io e non Io sempre più labili. Al termine della cerimonia niente sarà più lo stesso.
[R.T.]
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Waste of Space Orchestra – Syntheosis
(Svart Records, 2019)

Roadburn is a religion, 013 is its church. In this temple of black psychedelia, on April 19, 2018 ten Finnish musicians were the ministers of a liturgy. Like all the others present, I too was unaware of what would have resulted from the collaboration between Oranssi Pazuzu and Dark Buddha Rising, specifically designed for this festival. I sat down in religious silence, I opened my mind and I made sure that the cosmic music of the ten entered inside it, to manipulate it to its liking. The experience I was part of cannot be reproduced simply listening to that music on record. But Syntheosis could not help but see the light. Even though, like an image reflected in a corridor of mirrors, the energy released by the ten was multiplied by the community present that evening in that music hall, the solitary listening is a theotic process to which anyone who is not afraid of his own transformation should submit. The metamorphosis induced by the sound vortex is tangible. Swaying melodies beyond the boundaries of dissonance, as well as cosmic storms alternating with moments of atmospheric calm, open the doors of perception and make the boundaries between ego and non-ego increasingly blurred. At the end of the ceremony nothing will be the same.
[R.T.]

giovedì 13 febbraio 2020

Sleep – 16.10.2019 – TPO (Bologna)


Sleep – 16.10.2019 – TPO (Bologna)

Sentivo un vuoto dentro. Un’enorme voragine che solo dei riff monolitici e una distorsione gigantesca potevano colmare. Dopo anni di insaziabile ascolto di stoner e doom, non essere mai stato ad un concerto degli Sleep era per me un’incredibile ingiustizia. Non mi davo pace. Soprattutto dopo esser stato costretto a rivendere il biglietto del loro concerto di Milano del 2018. Questa volta non posso perdermeli. Esco da lavoro, corro a Bologna, e riesco ad arrivare a pochi minuti dall’inizio. Il primo obiettivo è stato centrato. Le aspettative sono altissime, forse troppo. La mia necessità di riff mastodontici viene subito saziata dall’attacco di Marijuanaut's Theme, il cui groove gommoso e appiccicoso è trascinante. Ma della distorsione gigantesca neanche l’ombra. Il TPO è enorme e stracolmo, e io sono nelle retrovie. La potenza di suono del trio californiano non riesce a saturare ogni spazio come invece mi immaginavo. Ma, anche se a volume ridotto, la polvere della montagna sacra del sonno mi appanna la vista e mi fa perdere l’orientamento, come è giusto che sia al cospetto di questa musica. Sono contento come un bimbo alle giostre. Magari un giro sull’ottovolante o nella casa degli orrori ce l’avrei fatto volentieri, ma per stasera mi accontento del brucomela e del calcinculo. Giza Butler, con le sue melodie orientali che richiamano gli OM di Al Cisneros, conferma quanto anche i brani recenti della band meritino di stare sul trono dello stoner doom, al pari di quelli del passato. E Dragonaut, in chiusura, si conferma la canzone stoner per eccellenza. Non averla mai ascoltata dal vivo, e non aver mai sentito vibrare dentro la potenza del suo riff, equivale a non aver mai ascoltato lo stoner fino in fondo. Se non l’avessi ascoltata, avrei ancora quel buco dentro. Giustizia è fatta.
[R.T.]
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Sleep – 10.16.2019 – TPO (Bologna)


I felt a void inside me. A huge chasm that only monolithic riffs and a gigantic distortion could fill. After years of insatiable listening to stoner and doom, never having been to a Sleep concert was for me an incredible injustice. I wasn't able to be consoled. Especially after being forced to resell the ticket of their 2018 concert in Milan. This time I can't miss them. I leave the office, I run to Bologna, and I manage to arrive a few minutes from the start. The first goal has been achieved. Expectations are very high, perhaps too high. My need for mammoth riffs is immediately satisfied by the attack of Marijuanaut's Theme, whose rubbery and sticky groove is enthralling. But not even the shadow of the gigantic distortion. TPO is huge and packed, and I'm in the back. The sound power of the Californian trio cannot saturate every space as I imagined it. But, even if at a reduced volume, the dust of the sacred mountain of sleep tarnishes my sight and makes me lose orientation, as it has to be in the presence of this music. I'm happy as a kid on the rides. Maybe I would have really loved a ride on the roller coaster or in the house of horrors, but for tonight I'm happy with the wacky worm and the chairoplane. With its oriental melodies recalling Al Cisneros' OM, Giza Butler confirms how much even the recent songs of the band deserve to be on the throne of the stoner doom, like those of the past. And Dragonaut, at the end of the set, confirms to be the stoner song par excellence. Never having listened to it live, and never having heard the power of his riff vibrate, is equivalent to never having listened to the stoner all the way. If I hadn't listened to it, I would still have that hole inside. Justice is done.
[R.T.]